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5 aprile 2007
MALATI DI VITA
Medicina&Persona
Associazione Scienza e Vita
MALATI DI VITA
diritto di morire o diritto di vivere?
Mario Melazzini
Direttore U.O. Hospital Oncologico IRRCS Maugeri - Pavia,
Presidente Nazionale AISLA
Carlo Valerio Bellieni
Neonatologo,
Dirigente Unità Operativa Intensiva Neonatale Policlinico Università di Siena
Sabato 14 aprile, ore 16,30
Reggio Emilia
Aula Magna “Pietro Manodori”
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
(ex Caserma Zucchi)
"...Me lo sono chiesto molte volte: esiste al mondo una disperazione capace di
soffocare questa mia furiosa e forse indecente sete di vivere? (...) Abbiamo voglia di
vivere, e io vivo, magari a dispetto della logica!"
( Dostoevskij )
| inviato da il 5/4/2007 alle 10:5 | |
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20 luglio 2006
Siamo in guerra
La Repubblica 16 luglio 2006
Sono tornata mercoledì dall'Italia da un viaggio a S. Marino e in Toscana con 18 ragazzi israeliani feriti negli ultimi attentati. Un viaggio difficile e magico tra boschi e piazze con ragazzi induriti dalla paura e dalla mancanza di speranza. Davanti al chek-in a Verona, una telefonata da Israele: "Mamma, non preoccuparti, tutto a posto! Stiamo tutti bene!!!" E' mio figlio Yotam, comandante nell'esercito. "Ma che stai dicendo? Che succede?" rispondo subito agitata. "Non hai sentito nulla? Hanno rapito due nostri ragazzi..ne hanno uccisi sette...qui vicino...ti ho telefonato perche' temevo che sentissi le notizie prima che sentissi la mia voce!!!!" il cuore comincia a battere. Passiamo i controlli. La testa e' in subbuglio come un vulcano. I volti dei passeggeri sull'aereo della Israir sono tesi: "C'e tensione in Israele...dalle vostre parti!!" mi dice qualcuno.
Abito al Kibbuz Sasa, in Galilea, a 900 mt d'altezza. Dalla mia casa si vede il Libano e se si sale su in cima si vede anche la Siria.
All'arrivo tutti mi consigliano di restare a Tel Aviv ma io ho un figlio sul confine. Sento che devo andare. Eppoi la mia casa e' la'!! Dopo due giorni prendo le mie cose e me ne vengo in Galilea!!!!
Per la strada mando un sms dopo l'altro a Yotam. Finalmente dopo il quarto tentativo mi risponde. Da 35 giorni non e' andato a casa. "Ma come fai a cambiarti, a lavarti?" "Mamma, fossero questi tutti i nostri problemi! Non preoccuparti! Se volete potete venire a salutarmi per cinque minuti!!!" non ce lo facciamo ripetere, ci fermiamo a comprare qualche bottiglia di succhi di frutta e nel villaggio druso di Horfeish e compriamo le Sambusak, delle pagnottelle con formaggi e aromi tipici orientali. Ci sono una ventina di ragazzi con lui...le compriamo per tutti!!!
Quando arriviamo e' buio. L'abbraccio e' lunghissimo e lui, con la sua solita calma ci racconta le vicende terribili degli ultimi giorni: gli hezbollah hanno intrapreso un guerriglia senza pieta'. Ci sono trappole dappertutto ma tutti i ragazzi sono pronti a difendere la propria casa in Galilea, a Haifa, ad Afula e se ce ne sara' bisogno a Tel Aviv. Tra i suoi soldati ci sono ragazzi che vengono dall'America, da diverse parti del mondo. I genitori sono preoccupati. Hanno chiesto loro di tornare. Sono ragazzi di 18, 20 anni, dilaniati tra il senso della responsabilita' per questo paese che ha bisogno di ognuno di noi e l'affetto verso i propri cari. Lo salutiamo e nel sacchetto dei sambusak ci mettiamo due vasetti di pesto genovese appena arrivati dall'Italia. Gli occhi gli brillano nel buio!
Quando arriviamo al kibbuz e' tutto deserto. Entriamo nel rifugio davanti a casa nostra, l'unico posto dove c'e' una luce, all'interno ci sono piu' di 50 persone. Alcuni ragazzi giocano a Risico, altri vedono la TV, alcuni siedono in silenzio, gli occhi cerchiati: "Ma perche' non sei rimasta a Tel Aviv? " "Perche', non sei rimasta in Italia?" Sorrido perche' ancora non mi rendo conto. Verso le 21,00 iniziano i bombardamenti. Dalle due parti. La testa sembra scoppiare. Non c'e' un bambino in giro. Sono stati invitati tutti in un kibbuz vicino a Gerusalemme, stavolta sono loro del sud ad accogliere noi e ad aiutare. Continua cosi per tutta la notte. Il responsabile della sicurezza avverte che si deve dormire nei rifugi anche se le nostre case sono fortificate.
Ci risiamo. Siamo di nuovo in guerra. Un'altra di quelle guerre che non vogliamo, che non abbiamo cercato, che non abbiamo provocato. E' luglio. Siamo gia pronti per cogliere le mele, i kiwi, qui, nei nostri frutteti sul confine con il Libano. Siamo pronti a dare lavoro a chi vorra' aiutarci, siamo pronti ad aiutare a costruire case, qui, sul confine con il Libano e su tutti gli altri confini...e allora, e allora Santo Cielo...perchè entrare, scavalcare il recinto e ucciderci a tradimento, a sangue freddo 7 padri di famiglia che erano stati richiamati all'esercito perchè siamo cosi pochi che da noi oltre a tre anni di militare obbligatorio si fanno anche le riserve? Perchè rapire due innocenti e far sparire le loro tracce? Perchè non impegnarsi a costruire invece di distruggere tutto? Perchè i capi dei popoli che ci circondano non aiutano la loro gente a vivere una vita tranquilla, a costruirsi un paese tranquillo. Perchè, come dice Nasralla, questa gente ama la morte più di quel che noi umane e comuni creature di Dio, amiamo la vita?
Prepariamoci a un'altra notte
Angelica Edna Calo' Livne'
| inviato da il 20/7/2006 alle 11:48 | |
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24 aprile 2006
No, non è così la vita! (commento sulle dichiarazioni del Card. Martini)
Innanzitutto il titolo “Così è la vita” tradisce una sorta di perentorietà, di definitorietà che spiazza e inquieta allo stesso tempo e costringe a ricordare che la dittatura del relativismo è qui tra noi. Così il titolo di copertina dell’ultimo numero dell’Espresso annuncia la pubblicazione di un dialogo sui temi della vita tra il dr. Marino ed il card. Martini. A prima acchito certe affermazioni possono apparire ingenue, carpite con inganno, ma ad un’analisi più approfondita appare il contrario, purtroppo. No, non è per ingenuità, ma è un argomentare voluto e sbattuto in prima pagina in un tempo giusto, in un tempo in cui molti stanno affilando le armi per una opposizione dura e netta. Il nuovo governo dovrà affrontare sì questioni economiche, ma le questioni più critiche, più scottanti saranno quelle riguardanti la famiglia, la vita e l’educazione. Temi che Papa Benedetto XVI ha definito valori non negoziabili. Il Card. Martini invece lascia intendendere che la negoziazione è possibile perché esiste una zona grigia dove nessuno può dire la verità. Aprendo lo spazio alla negoziazione in zona grigia di fatto dà argomenti di contrattacco a quanti nel mondo cattolico erano indecisi se aderire o meno all’invito di Papa Benedetto, a quanti hanno visto nella formazione di centrosinistra una non chiarezza sulle tematiche inerenti la vita e la sua difesa, a quanti hanno fatto della condivisione e della concertazione il fondamento della democrazia e anche della verità. Il dialogo tra Marino e Martini è un ragionare pieno di ambiguità, un barcamenarsi tra dubbi e rare certezze: appigli facili per ogni sorta d’interpretazione ed arzigogoli. Chi frequenta gli ambienti di acceso dibattito bioetico sa bene che le discussioni corrono sul filo del rasoio, che le zone grige sono deleterie per la conoscenza della verità e per la difesa della vita, che sulle ambiguità si costruiscono teorie per giustificare atti contro la vita. Innanzitutto sorprende, a proposito della possibilità di congelare gli embrioni nella PMA, l’affermazione che “ si possono individuare momenti in cui non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente definibile. Mi pare questo il caso dell’ovocita allo stadio dei due protonuclei…” Insomma si capisce chiaramente che sì non è bene congelare gli embrioni ma l’ootide, ovvero l’ovocita fecondato, si potrebbe congelare e manipolare. Questo, però, cozza con le leggi della embriologia. Al momento della fecondazione incomincia qualcosa di assolutamente nuovo e la fase dei due protonuclei dura davvero pochi minuti ed è comunque un processo irreversibile che porta inevitabilmente alla unione dei due patrimoni genetici. La zona grigia che qui verrebbe individuata non è tanto sulla conoscenza biologica, che ce n’è a iosa, ma quanto sulla semantica. Si gioca sui termini, che dicono e non dicono, e così la stessa azione (congelamento di un embrione umano) viene giudicata in modo diverso. Ma c’è un ulteriore passaggio che chiarisce questa posizione che predilige la mutazione semantica al dato di realtà ed è quando viene detto che “non si tratta di oscillare tra rigorismo e lassismo, ma di dare le motivazioni spirituali che inducono ad amare il prossimo come se stessi…” Ma per amare il prossimo, per poter discernere abbiamo bisogno di motivazioni spirituali? O forse è più adeguata una posizione umana che guarda la realtà, che innanzitutto riscontra l’inoppugnabilità del dato? Le motivazioni spirituali possono anche essere soggettive, il dato no, è oggettivo e la ragione lealmente riconosce il dato prima di ogni deduzione o ragionamento. La pretesa individuazione di zone grige, non rappresenta un aiuto alla ragione a “ragionare correttamente” ma è piuttosto una sua resa, una abdicazione senza precedenti alla sua facoltà di dare i nomi alle cose e di comportarsi in maniera conseguente. E questo non è che l'inizio, purtroppo.
| inviato da il 24/4/2006 alle 7:47 | |
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13 aprile 2006
Un solo vincitore:il popolo!
Elezioni 2006, un solo vincitore: il popolo!
Non sono ancora terminate tutte le operazioni di verifica del voto del 9 e 10 aprile e quindi i dati non sono definitivi, ma anche se dovessero rovesciare il risultato elettorale – cosa davvero improbabilissima visto il livello di blindatura "sinistra" delle commissioni elettorali - , la sostanza non cambierebbe. Perchè nei numeri - risicatissimi - avrebbe vinto il centrosinistra, nella realtà, invece, ha vinto il popolo, il popolo che ha resistito. Ha vinto quel popolo che la sig.ra Rossanda ha definito “le viscere più torbide d’Italia”. Ma non è forse dalle viscere, dalla carne, dalla terra, che nasce il nuovo? Perciò siamo baldanzosamente fieri di essere le viscere della nostra Italia che altrimenti sarebbe consegnata alla morte da intellettuali schifiltosi e arroganti come la sopramenzionata signora.
Volevano fare cappotto, a malapena hanno portato a casa un maglioncino infeltrito che non copre neppure le parti basse. I numeri, infatti parlano chiaro. E anche qui nella regione più rossa e, meglio, nella provincia più rossa d’Italia (Reggio Emilia per intenderci) la sinistra non ha stravinto, anzi ha perso punti, per non parlare del flop terrificante della Margherita. (Sto elaborando dati che metterò online a breve).
La novità vera, strabiliante ed esaltante di questa tornata elettorale, come ha ben detto Stranacristiana è quello che sta accadendo nel mondo cattolico, qualcosa che era già iniziato nel 2005 col referendum stravinto dai consapevoli astenuti. C’è un risveglio di coscienza, nonostante pastori e certo clero confuso e poco coraggioso, e c'è una decisa presa di posizione in difesa dei valori non negoziabili, una chiara voglia di non subire più con rassegnazione la dittatura del relativismo. Certo, non siamo tanti, ma ci siamo, siamo vivi, nonostante i soloni della kultura e del Corriere della Sera & soci avessero già decretato la nostra morte, e non abbiamo intenzione di mollare, costi quel che costi.
Di questo popolo, di questa gente-gente, noi vogliamo essere umili e appassionati servitori! Dabbie
| inviato da il 13/4/2006 alle 17:9 | |
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13 aprile 2006
Elezioni politiche 2006 (CDO-Italia)
Doveva essere una vittoria clamorosa del centrosinistra con tutto il popolo schierato “finalmente” da una
parte, ma, alla prova dei fatti, la vittoria si è giocata su una manciata di voti. Per l’ennesima volta, il popolo
si è fatto beffa dei potenti. Come in America sul caso Bush-Kerry e come per il referendum sulla procreazione
assistita, non ha eseguito gli ordini prestabiliti da un concentrato incredibile di interessi: una buona parte
della stampa estera e della stampa italiana, rappresentanti del mondo dell’economia, intellettuali e registi a
la page, cattocomunisti da sacrestia, il partito della rendita e quello del clientelismo, radicali e no global.
Il risultato annunciato era quello che sembrava emergere nelle prime ore dagli exit poll viziati dal fatto
che la gente, stanca di essere presa in giro, non si è fidata degli intervistatori. E, così, i commenti tronfi e
compiaciuti di politici (quantomeno un po’ “imprudenti”), disegnavano le sorti di un’Italia che aveva scelto
di “liberarsi della dittatura” che l’aveva bloccata negli ultimi cinque anni.
Invece è stato di fatto un pareggio con un piccolo vantaggio al Senato della Casa delle Libertà che, nonostante
un numero di voti superiore al 50%, ha ottenuto una quota di seggi inferiore determinata dal sistema
elettorale, che alla Camera ha trasformato un altrimenti impercettibile vantaggio dell’Unione in una consistente
maggioranza parlamentare. Di più: la Casa delle Libertà ha riguadagnato in Piemonte, in Friuli, nel Molise,
nel Lazio, in Puglia e ha consolidato la sua maggioranza in Lombardia, in Veneto e in Sicilia. Da notare che
nelle aree più sviluppate e popolose del Paese la maggioranza è stata netta, se non addirittura schiacciante.
Il consenso deriva da un forte radicamento nel mondo produttivo, nelle realtà sociali, nelle aggregazioni
ideali. Queste realtà hanno a cuore la vita, la famiglia, l’educazione, il rilancio economico, l’ammodernamento
del Paese, la difesa della libertà e di una pace che non sia un cedimento al terrorismo, la costruzione di
un’Europa dei popoli. In poche parole questo consenso nasce dalla libertà e dalla sussidiarietà, che sono
urgenti per quel rilancio dal basso di cui l’Italia ha assoluto bisogno. I segni non mancano: Draghi parla di
ripresa, c’è fervore in mondi produttivi che disdegnano la rendita, Paesi come la Svezia e la Gran Bretagna
abbandonano il welfare state e ci indicano la nuova strada maestra.
Ci vorrebbe subito un accordo tra le componenti realmente riformiste dei due schieramenti (sull’esempio
dell’Intergruppo per la Sussidiarietà). Purtroppo, il risultato elettorale non aiuta: nell’Unione la componente
riformista ha ceduto ai massimalisti e quasi il 20% del Parlamento sarà composto da esponenti dell’uno o
dell’altro estremismo, fatto disastroso per un’Italia che non ne ha certo bisogno. Soprattutto, alcuni leader
dell’Unione invece di riflettere sulla difficile situazione che rischia di rendere ingovernabile l’Italia, si sono
messi, alle 3 di mattina, a cantare vittoria come se godessero di ampie e solide maggioranze popolari. Sono
gli stessi che, a differenza di Schröder, hanno imbarcato le componenti radicali che già li ricattano. Non
abbiamo bisogno di loro.
Occorre qualcuno che compatti le parti più responsabili di maggioranza e opposizione, che riunifichi il
Paese e, sulla base di ciò che è più urgente, sappia affrontare la crisi economica, politica e, soprattutto, ideale
che l’Italia attraversa.
Occorre guardare alla risorsa più grande che resta all’Italia: un popolo che ha dimostrato, ancora una volta,
di essere vivo.
Questa è la vera speranza: l’esperienza di novità che si pone nella vita quotidiana, nelle opere
che si costruiscono, nelle proposte politiche che si fanno. Il resto, prima o poi, crolla senza
lasciare traccia.
CDO - 11 Aprile 2006
| inviato da il 13/4/2006 alle 8:50 | |
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Servire il Popolo

Difendere la Vita dal suo inizio al suo naturale termine Difendere la Famiglia Difendere la libertà di educazione QUESTO fa essere popolo QUESTO fa la civiltà
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